venerdì 22 marzo 2013

Peccato

Era un periodo strano della mia vita. L'inizio dell'adolescenza. Grandi confusioni nella testa. Grandi passioni per sport un po' inusuali per allora, che erano tempi tanto diversi da oggi. Il motociclismo di Ago, Hailwood, Cecotto e Pasolini. Il basket di Iellini, Masini, Brumatti, Kenney, Bariviera, Bianchi e Cerioni con in panca Gamba e Rubini. Leggende viventi per un ragazzino che condivideva con loro gli spogliatoi del palalido. E poi c'era lui. Pietro da Barletta. Pugliese come i miei, ma "barese" e non salentino e questo lo faceva partire, nelle mie preferenze, un po' "titubante". Ma quando correva sentivo il mio cuore battere forte forte come se stessi correndo io. 

Non capivo, non potevo capire, quell'uomo. Volevo solo che vincesse. Per me, che ero italiano e che mi sentivo sempre un po' inadeguato a confronto di tutti gli altri che venivano da paesi ricchi e forti. Americani, Russi, Canadesi, Inglesi. Tutti più bravi. Sempre migliori di ognuno di noi. Ma in pista scendeva quel ragazzo, poco più grande di mio fratello, che riusciva a riscattare il mio sentirmi piccolo. MI sembrava impossibile che potesse batterli tutti e anche per questo era ancora più bello quando tagliava il traguardo con il dito alzato: "Vengo da lontano e sono arrivato fino a qui". 

Quando divenni più grande e Pietro smise di correre, lo rividi in TV poche altre volte. L'ultima forse un anno fa. E mi stupii di trovare un uomo a cui non sentivo pronunciare parole banali, ma cose piene di significati. Come un vecchio contadino della mia terra, sapeva che le parole hanno un peso ed un'importanza. Una verità. E questo è il ricordo che mi ha lasciato da adulto. Peccato, Pietro, peccato che tu non sia più con noi.

domenica 10 marzo 2013

Ha da passa' 'a nuttata

E in effetti, se la notte non porta consiglio, almeno alleggerisce le pene. Risvegliarsi con iil tradizionale clima meneghino, in cui il primo pensiero indotto è: "Che cazzo di tempo!" e subito dopo " ... stasera giochiamo", ha un che di rituale che ti fa sentire meno ospite e finalmente a casa. Pensieri di una profondità tale da far rabbrividire persino il trota. Ma almeno le lame d'angoscia della notte passata hanno perso il filo ed ora possono scorrere sopra la pelle senza lasciare solchi insanguinati. Meglio così.

Se Londra ci ha lasciato tramortiti lo vedremo stasera. Certo è che quello visto nella terra della "Perfida Albione" è stato quanto meno scioccante. Ora c'è da vedere se saremo in grado di superare la crisi respiratoria e spegnere le macchine oppure dichiarare la morte cerebrale e rassegnarci ad un'esistenza vegetale fino alla fine della stagione.

Certo, non è che battere il Bologna questa sera andrà a iscrivere nell'albo societario uno degli eventi maggiormente notabili della nostra storia, ma sicuramente male male non ci farebbe. Ma sarò onesto: se l'obiettivo è il terzo posto, così come lo ha dichiarato Strama, o scopriamo che fino ad ora abbiamo scherzato e quindi mettiamo in campo Batman, Robin e tutti gli altri supereroi della Marvel, oppure non siamo assolutamente in grado di raggiungerlo. Con buona pace di tutti noi. Ah, ... tra l'altro ... Andrea, averti sulla panca mi rende orgoglioso, ma non cadere nella tentazione di dire sempre "mi avete frainteso" ogni volta che ti ripropongono una tua dichiarazione. Noi all'Inter siamo abituati ad avere contro tutto e tutti e non ci siamo mai nascosti dietro meschine smentite insostenibili, come fanno altri omini di statura, sia fisica che morale, talmente bassa che potrebbero essere schiacciati da un verme. Dai! Eccheccazzo, chi lo ha detto che comunque l'obiettivo della società è quello di ritornare in CL, tu o lo stregatto? Guarda che siamo interisti e non coglioni. Al contrario di altri siamo in grado di interpretare le parole e trarre delle conclusioni.

Come vorrei tanto rivedere l'Inter in campo. Mi piace vincere e mi piace tantissimo farlo alla nostra maniera, con quel pizzico di sofferenza che si trasforma quasi in angoscia che alla fine si scioglie in un dolcissiomo miele fatto di sorrisi abbracci e qualche lacrimuccia. Ma non è poi sempre possibile farlo e quindi non è nemmeno fondamentale farlo. Però non mi piace quando si perde lasciandosi andare. Perciò: Mitt'accassano sarebbe opportuno che da qui alla fine dela campionato si svitasse i bulloni che lo tengono inchiodato a terra, Pereira sostituisse la faccia triste da bambino imbronciato con la faccia di un Marine reduce dal Vietnam "gone postal", che Alvarez esca dal college e scenda in strada a fare a mazzate e soprattutto ... Andre, cristodiundio, non sbagliarmi il primo tempo, perchè anche se poi è bellissimo vincere in rimonta, anche a noi ogni tanto piace annoiarci con un 2-0 di tutta tranquillita, alla fine.

Forza ragazzi e diamoci da fare.


E' difficile

E' difficile, dopo più di un anno, riprendere a scrivere. D'altra parte se in questi ultimi 18 mesi non l'ho fatto, probabilmente non ne ho sentito il bisogno. Ma essere qui, adesso, è difficile. Un foglio bianco e tante cose da mettere in ordine ed il desiderio di scriverle per svuotarmi la testa dal loro peso. Perchè pesano, sia molto chiaro. Pesano tanto. Ma ho voglia ... o forse bisogno.

Sono giorni che penso: perchè veniamo al mondo? No, non prendetemi per un paranoico con una crisi mistica in corso. E' una domanda seria a cui non ho intenzione di dare risposte religiose. Se la metto così forse vi spaventerò un po' meno. No, non è questo. La domanda vuole essere, poi, rivolta egoisticamente a me e solo a me stesso. Perchè uno viene al mondo? Che scopo ha questo apparire per un lampo di luce di qualche decina d'anni per poi sparire senza nemmeno lasciare quel ricordo per cui uno come Foscolo, che non era un cazzone, si era arrovellato tanto? Per accumulare oggetti? Per collezionare non ben precisate "esperienze"? Per lavorare il 70% del suo tempo? O magari per cercare di trovare un po' di felicita che ripaghi del "mal di vivere" che ciclicamente ci prende? Una visione del senso della vita forse un po' naive e fuori del tempo, ma magari un po' più sensata di quanto la mia vita sia stata negli ultimi anni.

Questi ultimi anni che sono stati randagi da un posto all'altro del mondo, da un aeroporto all'altro, da un hotel all'altro, da un ufficio all'altro. Senza mai riuscire a vedere, capire, parlare con il luogo che mi ospitava. Senza avere altro che il lavoro, da cui uno, con masochistica costanza, decide di farsi stuprare per non pensare a tutta quella complessità di ragioni che lo hanno spinto ad andare via da un paese, il mio, che non era più disposto ad offrirmi alcuna possibilità. Di nessun tipo. Vecchio e mobbizzato, come se avere 45 anni fosse stata una colpa e come se poi vivessi in un paese dove erano al potere i trentenni e non una merdosissima casta di vecchi (loro si) babbioni in crisi priapica, che avevano occupato a tutti i livelli quei luoghi (figuràti e non) che per diritto, energie, competenze, fantasia e passione spettavano e spettano alle generazioni più giovani.

Questo paese che ogni volta che ritorno ritrovo sempre più vicino alla morte. Questo paese da cui, scopro sempre di più con dolore,  le menti più belle stanno scappando, perchè anche i trentenni ormai non sanno più stare. Questo paese dove non resta quasi più un laureato, perchè è quasi considerata una colpa essere colti. Questo paese massacrato da individui più degni di una cena di Trimalcione che della sacralità dei luoghi di istituzioni nate perchè migliaia di ragazzini scelsero di morire per lasciarci uno straccio di speranza. Un paese dove per anni hanno governato ladri, nani e ballerine e che ora che non ci sono più (o almeno così vogliono farci intendere) è un paese a cui non è rimasto nulla. Macerie. Come dopo la guerra. Un paese dove vale tutto e nessuno vale. Un paese dove la convivenza civica ha lasciato il posto al tifo da stadio a cervello spento. Dove tu sei in quanto "tifi" per questo o quell'altro e questo è tutto quello che ti viene richiesto. Un paese in cui nessuno ti chiede di dare risposte, ma in cui tutti si aspettano che tu ubbidisca "ciucamente" a degli ordini non scritti, a delle vite prefabbricate. Questo paese dove persino gli arbitri di una partita di calcio rispondono ai dettami di un potere tanto logoro e stantio, quanto ancora vivo e attivo. . E in questo paese, dove ho lasciato affetti, ricordi e dolori, un giorno dovrò pur rientrare, perchè l'emigrante non lo so fare bene e farlo mi pesa sempre di più.

Chissà perchè, quando torno qui, sento che questo posto mi inquina. Mi corrode dentro, mi inietta una malattia. Se penso agli uomini che sono nati in questo posto. Se penso a quanti pensieri sono stati prodotti in questo paese ... e non pensieri stupidi! E ora? Ora ci accarezziamo le pupille con qualche etto di culo alla TV, perchè sembra che le nostre coscienze siano definitivamente incancrenite. E questo ci basta. Se penso che 105 anni fa un gruppo di "intelletuali", parola oggi bandita come lo è "comunista", si riunì spinto da un desiderio di unire i popoli attraverso una squadra di calcio, mentre oggi una squadra di calcio è usata per l'orgiastica esaltazione di uno, mi viene da pensare che sono nato nel momento sbagliato e che forse avrei sofferto di meno se avessi attraversato l'orrore di due guerre, però godendo della gioia della mancanza di tutto quel falso e corruttore benessere che ci spacciano per il senso della vita e che mai come ora rifiuto.

Chissà se anche in questo mio modo di essere c'è una risposta al perchè, poi, mi inondo gli occhi di lacrime pensando che sono stato fortunato ad essere diverso e consapevole che tutto questo non è per me. Ed essere interista è anche un pezzettino piccolo, ma profondo, di questo mio modo di essere. Ecco perchè questa notte avevo voglia di scrivere. Forse per dire solo questo. Solo questo.