domenica 10 marzo 2013
E' difficile
E' difficile, dopo più di un anno, riprendere a scrivere. D'altra parte se in questi ultimi 18 mesi non l'ho fatto, probabilmente non ne ho sentito il bisogno. Ma essere qui, adesso, è difficile. Un foglio bianco e tante cose da mettere in ordine ed il desiderio di scriverle per svuotarmi la testa dal loro peso. Perchè pesano, sia molto chiaro. Pesano tanto. Ma ho voglia ... o forse bisogno.
Sono giorni che penso: perchè veniamo al mondo? No, non prendetemi per un paranoico con una crisi mistica in corso. E' una domanda seria a cui non ho intenzione di dare risposte religiose. Se la metto così forse vi spaventerò un po' meno. No, non è questo. La domanda vuole essere, poi, rivolta egoisticamente a me e solo a me stesso. Perchè uno viene al mondo? Che scopo ha questo apparire per un lampo di luce di qualche decina d'anni per poi sparire senza nemmeno lasciare quel ricordo per cui uno come Foscolo, che non era un cazzone, si era arrovellato tanto? Per accumulare oggetti? Per collezionare non ben precisate "esperienze"? Per lavorare il 70% del suo tempo? O magari per cercare di trovare un po' di felicita che ripaghi del "mal di vivere" che ciclicamente ci prende? Una visione del senso della vita forse un po' naive e fuori del tempo, ma magari un po' più sensata di quanto la mia vita sia stata negli ultimi anni.
Questi ultimi anni che sono stati randagi da un posto all'altro del mondo, da un aeroporto all'altro, da un hotel all'altro, da un ufficio all'altro. Senza mai riuscire a vedere, capire, parlare con il luogo che mi ospitava. Senza avere altro che il lavoro, da cui uno, con masochistica costanza, decide di farsi stuprare per non pensare a tutta quella complessità di ragioni che lo hanno spinto ad andare via da un paese, il mio, che non era più disposto ad offrirmi alcuna possibilità. Di nessun tipo. Vecchio e mobbizzato, come se avere 45 anni fosse stata una colpa e come se poi vivessi in un paese dove erano al potere i trentenni e non una merdosissima casta di vecchi (loro si) babbioni in crisi priapica, che avevano occupato a tutti i livelli quei luoghi (figuràti e non) che per diritto, energie, competenze, fantasia e passione spettavano e spettano alle generazioni più giovani.
Questo paese che ogni volta che ritorno ritrovo sempre più vicino alla morte. Questo paese da cui, scopro sempre di più con dolore, le menti più belle stanno scappando, perchè anche i trentenni ormai non sanno più stare. Questo paese dove non resta quasi più un laureato, perchè è quasi considerata una colpa essere colti. Questo paese massacrato da individui più degni di una cena di Trimalcione che della sacralità dei luoghi di istituzioni nate perchè migliaia di ragazzini scelsero di morire per lasciarci uno straccio di speranza. Un paese dove per anni hanno governato ladri, nani e ballerine e che ora che non ci sono più (o almeno così vogliono farci intendere) è un paese a cui non è rimasto nulla. Macerie. Come dopo la guerra. Un paese dove vale tutto e nessuno vale. Un paese dove la convivenza civica ha lasciato il posto al tifo da stadio a cervello spento. Dove tu sei in quanto "tifi" per questo o quell'altro e questo è tutto quello che ti viene richiesto. Un paese in cui nessuno ti chiede di dare risposte, ma in cui tutti si aspettano che tu ubbidisca "ciucamente" a degli ordini non scritti, a delle vite prefabbricate. Questo paese dove persino gli arbitri di una partita di calcio rispondono ai dettami di un potere tanto logoro e stantio, quanto ancora vivo e attivo. . E in questo paese, dove ho lasciato affetti, ricordi e dolori, un giorno dovrò pur rientrare, perchè l'emigrante non lo so fare bene e farlo mi pesa sempre di più.
Chissà perchè, quando torno qui, sento che questo posto mi inquina. Mi corrode dentro, mi inietta una malattia. Se penso agli uomini che sono nati in questo posto. Se penso a quanti pensieri sono stati prodotti in questo paese ... e non pensieri stupidi! E ora? Ora ci accarezziamo le pupille con qualche etto di culo alla TV, perchè sembra che le nostre coscienze siano definitivamente incancrenite. E questo ci basta. Se penso che 105 anni fa un gruppo di "intelletuali", parola oggi bandita come lo è "comunista", si riunì spinto da un desiderio di unire i popoli attraverso una squadra di calcio, mentre oggi una squadra di calcio è usata per l'orgiastica esaltazione di uno, mi viene da pensare che sono nato nel momento sbagliato e che forse avrei sofferto di meno se avessi attraversato l'orrore di due guerre, però godendo della gioia della mancanza di tutto quel falso e corruttore benessere che ci spacciano per il senso della vita e che mai come ora rifiuto.
Chissà se anche in questo mio modo di essere c'è una risposta al perchè, poi, mi inondo gli occhi di lacrime pensando che sono stato fortunato ad essere diverso e consapevole che tutto questo non è per me. Ed essere interista è anche un pezzettino piccolo, ma profondo, di questo mio modo di essere. Ecco perchè questa notte avevo voglia di scrivere. Forse per dire solo questo. Solo questo.
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